Compliance nelle PMI: obbligo o opportunità?

Come strutturare un sistema di controllo interno efficace senza le risorse di un grande gruppo

 

Nel panorama imprenditoriale francese, la parola compliance evoca spesso scenari da grande impresa: uffici legali strutturati, procedure elaborate,.. Eppure, le piccole e medie imprese non sono affatto esenti dagli obblighi normativi che ne governano la governance e il controllo interno ed ignorarli può costare molto di più che affrontarli in modo proattivo.

Questo articolo si rivolge agli imprenditori e ai dirigenti di PMI che si chiedono come costruire un sistema di compliance proporzionato alle dimensioni della loro società: si tratta di un onere aggiuntivo o di un valore da comunicare al mercato?

 

compliance nelle PMI

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Compliance nelle PMI: cosa prevede la legge francese

Il diritto societario francese, in particolare il Code de commerce e la Loi Sapin II del 2016, hanno progressivamente esteso il perimetro degli obblighi di compliance, con un approccio che tiene conto delle dimensioni aziendali.

La Loi Sapin II (Loi n° 2016-1691 du 9 décembre 2016) ha introdotto, all’art. 17, l’obbligo per le società con più di 500 dipendenti e un fatturato superiore a 100 milioni di euro di dotarsi di un programma anticorruzione articolato su otto pilastri, tra cui il codice di condotta, la cartografia dei rischi, la formazione del personale e le procedure di controllo contabile. Le PMI al di sotto di queste soglie non sono soggette a questo obbligo formale, ma ciò non significa che operino in un vuoto normativo.

Sul versante della responsabilità degli amministratori, l’art. L. 225-35 del Code de commerce (per le SA) e l’art. L. 223-18 (per le SARL) impongono ai dirigenti di agire con diligenza nell’interesse sociale, e la giurisprudenza della Cour de cassation ha nel tempo consolidato un principio chiaro: la mancanza di un sistema elementare di controllo interno può configurare una colpa di gestion con conseguente responsabilità personale del dirigente nei confronti della società e dei terzi.

 

Perché la compliance riguarda anche le PMI

Al di là degli obblighi formali, vi sono almeno tre ragioni concrete per cui un imprenditore di PMI dovrebbe considerare la compliance non come un peso ma come un investimento.

 

1. Il rischio reputazionale e commerciale

Sempre più spesso, le imprese di maggiori dimensioni inseriscono nei propri contratti di fornitura e nelle procedure di selezione dei partner clausole di due diligence etica e compliance. Una PMI priva di procedure minime di controllo rischia di essere esclusa da catene del valore rilevanti, indipendentemente dalla qualità del proprio prodotto o servizio.

 

2. La responsabilità della casa madre nei confronti dei fornitori

La Loi sur le devoir de vigilance (Loi n° 2017-399 du 27 mars 2017) obbliga le grandi imprese a verificare le pratiche dei propri fornitori e subappaltatori. Le PMI che lavorano con grandi gruppi possono ricevere, quindi, richieste di informazioni, questionari e audit che presuppongono l’esistenza di procedure interne. Farsi trovare preparati è un vantaggio competitivo.

 

3. La tutela del dirigente

Un sistema di controllo interno, anche minimo, protegge il dirigente da contestazioni future. In caso di litigio, di procedura collettiva o di contestazione da parte dei soci, dimostrare di aver adottato misure ragionevoli di supervisione e verifica è una difesa significativa contro l’accusa di colpa di gestione.

 

Come strutturare un sistema proporzionato di compliance nelle PMI: le componenti essenziali

Non esiste un modello unico. La compliance nelle PMI con 30 dipendenti non assomiglierà mai a quella di un gruppo quotato. Tuttavia, alcune componenti di base sono raggiungibili con risorse limitate e producono un impatto reale.

 

Codice di condotta interno

Non occorre un documento di decine di pagine. Un codice di condotta essenziale , che copra i conflitti di interesse, l’accettazione di doni, la riservatezza delle informazioni e il rispetto delle norme antidiscriminazione, comunica ai collaboratori i valori dell’impresa e definisce le aspettative. La sua adozione e la sua comunicazione sono già un atto giuridicamente rilevante.

 

Mappatura dei rischi chiave

Ogni impresa ha un profilo di rischio proprio. Per una PMI commerciale, i rischi rilevanti potrebbero riguardare la gestione dei dati personali (RGPD), le relazioni con agenti commerciali, la gestione di pagamenti in contanti. Per una PMI industriale, la sicurezza sul lavoro e la conformità ambientale saranno centrali. Individuare i tre o quattro rischi prioritari e documentare le misure adottate è un punto di partenza solido.

 

Procedure di controllo contabile elementari

La separazione delle funzioni, chi ordina non dovrebbe anche approvare il pagamento, è un principio di controllo interno applicabile a qualsiasi dimensione. Formalizzarlo in una nota interna o in una délégation de pouvoirs chiara riduce il rischio di abusi e facilita l’eventuale audit da parte di revisori o acquirenti in un’operazione di M&A.

 

Formazione minima del personale

Un breve momento formativo annuale sui temi di compliance più rilevanti per il settore — anche di un’ora, anche in formato webinar, crea un precedente documentabile e sensibilizza i collaboratori. In caso di contestazione, dimostrare di aver formato il personale è un elemento di difesa importante.

 

Compliance nelle PMI e valore d’impresa: la prospettiva dell’M&A

Chi ha esperienza di operazioni di cessione o acquisizione di PMI sa bene che la due diligence legale e compliance è diventata una fase sempre più rigorosa. Un acquirente o un investitore che scopre in data room l’assenza di qualsiasi procedura interna , nessuna policy RGPD, nessuna delega formale percepisce immediatamente un rischio, e quel rischio si traduce in una riduzione del prezzo o in clausole di garanzia rinforzata.

Al contrario, una PMI che si presenta con un dossier ordinato comunica serietà, riduce l’incertezza per la controparte e si posiziona meglio in sede di negoziazione. La compliance, in questo senso, non è un costo: è un driver di valore.

 

Conclusione

La compliance nelle PMI non richiede strutture faraoniche. Richiede metodo, proporzionalità e la volontà di considerare il rispetto delle regole non come un obbligo burocratico ma come parte integrante di una gestione responsabile d’impresa.

Il diritto francese offre un quadro sufficientemente flessibile per calibrare gli interventi alle reali dimensioni e ai rischi specifici di ciascuna impresa. Ciò che non è negoziabile è la consapevolezza: sapere a cosa si è esposti è il primo passo per gestirlo.

Avv. Aurora Visentin

Studio Legale AVB  

Assistiamo PMI e imprenditori nella strutturazione di sistemi di compliance proporzionati, nella redazione di codici di condotta e deleghe di poteri, e nella preparazione delle imprese a operazioni di M&A. Contattateci per un primo confronto.

 

Avvocato Aurora Visentin

Avvocato italiano in Francia specializzata in diritto del lavoro. Svolgo la mia attività a Parigi e a Milano. Attraverso il mio studio legale italo-francese assisto le società italiane che hanno interessi commerciali in Francia e le società Francesi che operano nel mercato italiano.

Avvocato Aurora Visentin