Lo stipendio è il corrispettivo del lavoro svolto.

Lo stipendio lordo comprende tutte le somme concordate ed i vantaggi concessi dal datore di lavoro: lo stipendio di base, i vantaggi in natura, i bonus, le gratifiche, le mance, così come le maggiorazioni previste dalla legge o dai contratti collettivi (maggiorazioni per gli straordinari, il lavoro notturno, il lavoro domenicale, il lavoro sporco o faticoso, ecc.)

Non include i rimborsi per le spese professionali, le indennità a carattere di risarcimento (come l’indennità di fine rapporto), o gli importi pagati nell’ambito di programmi di partecipazione agli utili.

Le aste elettroniche inverse sono vietate per la fissazione dello stipendio. Qualsiasi contratto di lavoro che preveda uno stipendio fissato a seguito di tale procedura è nullo.

Come viene fissato lo stipendio di base?

Lo stipendio di base è fissato liberamente tra il datore di lavoro ed il lavoratore, nel contratto di lavoro o in una decisione del datore di lavoro (usi, direttive, tabella aziendale, note informative, ecc.), nel rispetto di alcune regole legali e convenzionali.

Diversi modi possibili per fissare lo stipendio:

  • in base al tempo, secondo il tempo effettivo di lavoro (è il metodo più comune);
  • in base alle prestazioni, secondo standard conosciuti e definiti in precedenza (cottimo, bonus, ecc.);
  • con un forfait. Nelle condizioni e con le garanzie previste dal Codice del Lavoro, un accordo forfettario tra il lavoratore e il datore di lavoro deve essere concluso per iscritto. Deve anche essere preciso e quantificato.

In tutti i casi, si deve rispettare quanto segue:

  • le norme relative allo stipendio minimo;
  • le norme relative al salario mensile;
  • i salari minimi e gli elementi di retribuzione previsti dai contratti o accordi collettivi applicabili o dagli usi in vigore nell’azienda;
  • il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne
  • la non discriminazione (in particolare sindacale).

Lo stipendio netto si ottiene detraendo dallo stipendio lordo i contributi (assicurazione pensionistica, pensione complementare, CSG, CRDS, ecc.) e il valore di eventuali vantaggi in natura.

Lo stipendio netto e lo stipendio lordo sono indicati sulla busta paga.

Lo stipendio di base può essere modificato?

Il metodo di retribuzione e l’ammontare dello stipendio possono essere cambiati con un accordo tra il datore di lavoro ed il lavoratore.

Qualsiasi modifica unilaterale dello stipendio da parte del datore di lavoro costituisce una modifica del contratto di lavoro.

Il lavoratore può rifiutarla: tale rifiuto non costituisce una colpa ma può essere motivo di licenziamento se il datore di lavoro mantiene questa modifica contro il parere del lavoratore.

Quando il datore di lavoro prevede di ridurre gli stipendi, in particolare a causa di difficoltà economiche, deve informare ogni dipendente interessato con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (o con lettera raccomandata elettronica che risponda ai requisiti degli articoli L. 100 e da R. 53-1 a R. 53-4 del Codice delle poste e delle comunicazioni elettroniche, a condizione che il dipendente abbia acconsentito a ricevere la raccomandata elettronica). Il dipendente ha poi un periodo di un mese (o quindici giorni se l’azienda è in procedura concorsuale) per rendere noto il suo rifiuto.

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza del 25 giugno 2008), questo periodo di un mese “costituisce un periodo di riflessione destinato a permettere al lavoratore di prendere posizione sulla modifica proposta misurando le conseguenze della sua scelta; […] il mancato rispetto di questo periodo da parte del datore di lavoro priva il licenziamento basato sul rifiuto di un lavoratore di modificare il suo contratto di lavoro di una giusta causa “.

In assenza di una risposta entro questo periodo, si ritiene che il lavoratore abbia accettato il cambiamento proposto.

Come lo ricorda la Corte di Cassazione in una sentenza del 15 settembre 2021, “Salvo diversa disposizione di legge” – l’ipotesi a cui si fa riferimento è quella del contratto di performance collettivo – “un contratto collettivo non può permettere al datore di lavoro di procedere alla modifica del contratto di lavoro senza ottenere il consenso espresso del lavoratore“. In questo caso, si trattava di un cambiamento nella struttura della remunerazione derivante dall’applicazione di un contratto collettivo, attuato senza il previo consenso del lavoratore.

Quali deduzioni sono possibili?

Lo stipendio mensile di base viene ridotto in proporzione del lavoro non svolto in caso di sospensione del contratto di lavoro (malattia, sciopero, assenze varie, ecc.), a meno che non esista un contratto collettivo più favorevole.

Regole speciali si applicano a certe deduzioni dallo stipendio netto (anticipi, forniture varie, pagamenti in eccesso, pignoramenti, cessioni). Le sanzioni finanziarie sono vietate.

Quali sono le modalità di pagamento?

Il destinatario dello stipendio

– Il lavoratore subordinato, che sia un adulto o un minore emancipato.

– Il lavoratore subordinato minorenne non emancipato se il rappresentante legale non si è opposto.

– Un terzo autorizzato dal lavoratore subordinato, cioè con una procura, datata e firmata dal lavoratore, che lo autorizza a riscuotere lo stipendio in nome suo.

Il momento del pagamento

Una volta al mese in una data fissa con la possibilità di un acconto a meta mese. I rappresentanti di vendita devono ricevere la loro commissione almeno ogni tre mesi.

Lo stipendio viene pagato in un giorno lavorativo, tranne nel caso di pagamento tramite bonifico bancario.

In alcune situazioni previste dal Codice del Lavoro, il contratto di lavoro è sospeso, il cui effetto principale è quello di esonerare il lavoratore dall’esecuzione del suo lavoro. Il datore di lavoro, da parte sua, è in linea di principio esentato dal pagamento del salario per il periodo durante il quale il contratto è sospeso; tuttavia, a seconda dei motivi della sospensione, può essere tenuto a pagare un’indennità (ad es. il pagamento delle ferie) o un’indennità (ad es. attività parziale).

Luogo di pagamento

Non c’è nessuna regola nel Codice del Lavoro che richieda il pagamento degli stipendi in un luogo specifico. Tuttavia, è consuetudine che gli stipendi siano pagati sul luogo di lavoro se sono pagati con assegno o se possono essere pagati in contanti.

Il metodo di pagamento degli stipendi

– Gli stipendi devono essere pagati con assegno o bonifico bancario o postale se superano i 1 500 euro netti al mese.

– Se la somma dovuta è inferiore o uguale a questo importo, il lavoratore può chiedere di essere pagato in contanti.

Come controllare gli importi pagati?

Insieme allo stipendio, il datore di lavoro deve emettere una busta paga per permettere al lavoratore di controllare l’esattezza degli importi pagati.

Se tutto o parte dello stipendio non viene pagato, il lavoratore può fare ricorso al Tribunale del lavoro.

Un’azione di pagamento o di “ripetizione” (richiesta di rimborso dello stipendio pagato al lavoratore dal suo datore di lavoro per errore) dello stipendio si prescrive dopo 3 anni a partire dal giorno in cui la persona che propone l’azione ha conosciuto o avrebbe dovuto conoscere i fatti che gli permettono di proporla. La richiesta può avere ad oggetto le somme dovute per gli ultimi 3 anni a partire da quel giorno o, quando il contratto di lavoro è risolto, le somme dovute per i 3 anni precedenti la fine del contratto. Il rinvio al Tribunale del lavoro, anche se non è competente, interrompe il termine di prescrizione (questa interruzione fa decorrere un nuovo termine della stessa durata del precedente).

Le disposizioni dell’articolo 2254 del Codice civile che permettono, per accordo tra le parti, di abbreviare o prolungare la durata della prescrizione, non sono applicabili alle azioni di pagamento o di ripetizione degli stipendi.